Week end da ciabattai

Carissimi,

potete tirare un sospiro di sollievo: sono ancora viva.

Ebbene sì, nonostante sia da giorni e giorni che non scrivo non sono scomparsa. Pensavo che avrei scritto una qualche riga qua e la usando il cellulare, ma per finire non avevo nulla da dire e me ne sono anche un po’ dimenticata.

E’ stato davvero un bel week end, su questo non ci piove (su tutto il resto invece ha piovuto parecchio). Potrei raccontarvi per filo e per segno tutte le mie mosse, ma diventerei noiosa dopo poche righe. Inoltre, sono piuttosto stanca e visto che ho intenzione di far fruttare la giornata di domani, non voglio tirarla troppo per le lunghe.

Come al solito il week end è l’occasione per passare tanto tempo col Moroso, e questo non è stato da meno. Anzi, avendo fatto entrambi il ponte, ce la siamo proprio goduta. Dopo un sabato pieno di sole e sudore in quel di Friborgo, ce ne siamo tornati a casa. Ricerca di un monolocale per me, ricerca di un’auto d’occasione per lui. Entrambi senza un grande risultato, almeno per ora. Ma di tempo ce n’è.

Con gli ultimi due film, abbiamo anche finito la maratona (spezzata su più giorni, però) di Harry Potter. Sono contenta di aver trovato qualcuno con questa sottospecie di passione per i film. A dire il vero, quella del Moroso non credo che sia una passione. Più che altro dovrei forse dire di essere felice di aver trovato qualcuno a cui non dispiace sdraiarsi sul letto e spararsi un po’ di film insieme a me. Da veri pigroni ciabattai. Ma a volte ci vuole anche questo, dico bene?

Questa sera invece siamo andati a vedere Hunger Games, che è uscito proprio oggi. Non vedevo l’ora, ero eccitatissima! Proprio come una ragazzina… ma non mi importa. Avevo letto il libro uno o due mesetti fa, in inglese, e mi era davvero piaciuto. Ora ho cominciato da poco il secondo, questa volta in italiano (anche se devo dire che se non fossi in fase di risparmio, tornerei in libreria a comandarlo in inglese). Devo dire che il film mi è davvero piaciuto. Nonostante abbiano tralasciato alcune parti e cambiato alcune dinamiche, sono rimasti molto fedeli al libro. Anche su alcuni piccoli dettagli che credevo avrebbero tralasciato. Credo però che valga davvero la pena di leggere prima il libro, in quanto alcuni passaggi penso che potrebbero essere poco chiari (l’importanza del saluto con le tre dita, per dirne una). Ma, tutto sommato, davvero un bel film a mio modesto parere.

E voi? L’avete visto o avete intenzione di andare a vederlo?

Teorie poco terrestri fra Atlantide e alieni umanoidi

Sì, lo ammetto. Ci ho messo parecchio impegno nel partorire il titolo di questo post. Problemi?

Le mie teorie alienoidi sono nate parecchio tempo fa, ma se mi sono tornate alla mente oggi è solo grazie ad ailuiG, la mia tredicenne preferita, e ad un suo simpatico commento. Grazie carissima!

Ordunque. Qualche anno fa mi ero imbattuta in un ragazzo che aveva una particolare ossessione per Atlantide. Ovviamente non mi riferisco al famoso film della Disney, ma all’antica leggenda da cui esso prende spunto. (Il fatto che io sia stata per tre anni con codesto ragazzo è del tutto irrilevante).

Dovendo spesso stare a sentire le sue teorie e le sue ultime scoperte, che lo esaltavano da morire nonostante si trattasse si materiale già usato e strausato, avevo deciso (un po’ per curiosità e un po’ per noia) di appassionarmi anch’io all’argomento.

Innanzi a quella foce stretta che si chiama colonne d’Ercole, c’era un’isola. E quest’isola era più grande della Libia e dell’Asia insieme, e da essa si poteva passare ad altre isole e da queste alla terraferma di fronte. […] In tempi posteriori […], essendo succeduti terremoti e cataclismi straordinari, nel volgere di un giorno e di una brutta notte […] tutto in massa si sprofondò sotto terra, e l’isola Atlantide similmente ingoiata dal mare scomparve.

(Platone, Timeo, Capitolo III)

In particolare, fra le tante teorie sulla veridicità di Atlantide, ce n’era una che mi colpì più di altre. Il popolo di Atlantide sarebbe stato, secondo alcuni, un popolo alieno molto superiore agli abitanti della Terra.

Ora, se ci pensate un attimo, questa teoria potrebbe essere forse quella che più di tutte potrebbe spiegare i vari misteri legati ad Atlantide. O almeno, è quello che succede nella mia fantasiosa mente. Ecco come vedo io le cose.

L’isola di Atlantide in realtà non è mai stata un’isola, bensì un’astronave aliena. Questi alieni, molto superiori a noi, avevano un aspetto umanoide. Probabilmente il cranio era leggermente più allungato (e qua ci si potrebbe rifare ad altri miti come il teschio di cristallo) per contenere tutta la loro grande saggezza e, perché no, la loro conoscenza tecnologica. La loro missione sulla Terra era quella di aiutare il nostro popolo ad elevarsi mentalmente e ad apprendere altre fondamente necessarie per la nostra evoluzione. Probabilmente arrivarono muniti di mezzi di trasporto molto efficienti, che permettevano loro di raggiungere ogni angolo del nostro pianete in tempi relativamente brevi. Chissà, magari erano addirittura abili nell’arte del teletrasporto. Questo spiegherebbe come alcune costruzioni come ad esempio le piramidi siano state costruite in modo del tutto simile in varie parti del mondo. Basta pensare ai templi di Maya, Incas e Aztechi che, nonostante la funzione della costruzione sia diversa rispetto alle piramidi egiziane, hanno comunque una forma simile. E forse il popolo di Atlantide aiutò i nostri antenati nella costruzione di queste straordinarie opere architettoniche. A mio modo di vedere, gli alieni ebbero in particolare molti contatti con il popolo Maya, al quale lasciarono una grande eredità evolutiva.

Questa teoria spiegherebbe anche come l’isola sia potuta scomparire nell’arco di un giorno e di una notte in quanto, essendo in realtà un’astronave, non sarebbe stata mangiata dal mare ma semplicemente se ne sarebbe volata via.

Nel loro soggiorno sulla Terra, sarebbe stupido pensare che gli alieni, a stretto contatto con gli umani, non si siano accoppiati con alcuni di loro. Forse per tramandare la loro conoscenza, o forse semplicemente per svago o per amore. Di conseguenza, sarebbe lecito pensare che, di generazione in generazione, il DNA alieno si sia tramandato fino ai giorni nostri. Questo significa che alcuni di noi, o forse la maggior parte, siano, anche se solo in piccola parte, un po’ alieni.

E questa, signore e signori, è la mia fantasiosa teoria sul popolo di Atlantide, che mi permette al contempo di sognare di essere un alieno pure io. E di avere quindi qualche potere nascosto. In altre parole, posso continuare a sperare che un giorno imparerò finalmente a teletrasportarmi.

Ehi, la speranza è l’ultima a morire, dico bene?

Scoperte canore dal Tubo – Walk off the Earth

Avete presenteFrom me to you dei mitici Beatles? Bene. Buon ascolto!

Ho scoperto questo gruppo solo una settimana fa, su consiglio di un’amica, e già me ne sono innamorata. I Walk off the Earth sono un gruppo indie canadese nato nel 2006. Si sono fatti strada nell’immenso mondo del Tubo grazie al loro sound unico e gradevole, seppure molto minimalista. Usando strumenti come l’ukulele o attorniandosi attorno alla stessa chitarra suonata a cinque mani (vedi la loro cover di Somebody that I used to know) riescono ogni volta a lasciare il segno.

Potrei continuare ad elogiare questo gruppo ancora per molto, ma non è questo il mio scopo. Vi lascio quindi qualche altro video per conoscere un po’ meglio i fantastici Walk off the Earth.

Little Boxes – Walk off the Earth (original)

Blackbird – The Beatles (cover by Gianni and Myles)

Mele Kalikimaka – Gianni and Sarah

Sono un po’ giù…

Sono lunatica. Lo so. Lo sono sempre stata e lo sarò sempre. E devi accettare che ogni tanto ho questi momenti dove non sono la ragazza sicura di se che tu hai conosciuto. Momenti in cui, fose solo per delle sciocchezze, mi sento crollare il mondo addosso. Momenti dove mi sento piccola, insignificante, esclusa. Anche odiata, a volte.

Mi stampo un muso lungo sul viso e mi rinchiudo a riccio. Poi faccio la vittima. E litigo. Ogni pretesto diventa buone per sfogare il nodo che sento in gola.

Oggi me la sono presa con te, che amo. Forse non ti sei ancora abituato del tutto a questi miei sbalzi. Forse visto che sei un po’ lunatico anche tu finirai sempre per non capirmi e lottare a tua volta. Non mi assecondi, perché non ti faccio paura. Credo che non ti ho mai detto quanto lo apprezzi. Perché io, quelli che mi assecondano quando sono la prima a sapere che esagero, proprio non mi vanno giù. Sono solo deboli. Tu no, sei diverso. Sei più forte e resti a testa alta. E lo so che quando più tardi ti chiederò scusa mi dirai che non è successo niente, che va tutto bene. E se fossi vicino a me mi abbracceresti forte forte.

Ecco, credo che sia questo che vorrei ora. Un abbraccio. Per sentirmi meno sola. Ma lo vorrei da te, solo da te. Vorrei potermi addormentare al tuo fianco, stanotte, riscaldata dal tuo corpo e cullata dal tuo respiro.

Ma questo non accadrà. Mi addormenterò da sola, pensando al motivo di questa triste litigata. Consapevole che sono io che mi faccio troppi problemi, ma sapendo allo stesso tempo che dovremmo mettere una volta per tutte in chiaro le cose. Altrimenti io finirò sempre per tornare a pensare al motivo della litigata, che è sempre lo stesso. E tu lo sai, ma eviti sempre l’argomento. Non sai come affrontarlo? Nemmeno io. O forse in realtà lo sappiamo tutti e due, ma hai troppa paura o non vuoi. Però devi capire che io non sono come lei. Non mi comporterei mai come lei. Non sono lei e non lo sarò mai. Dici che lo sai, ma allora di cosa hai paura?

Telefonofobia

Non so perché, ma sin da piccola ho sempre avuto una fobia del telefono. E’ orribilmente orribile orribilissimo, dico davvero!

Ogni giorno, o quasi, vedo i miei amici comporre numeri di sconosciuti e chiamare per avere informazioni senza nessuna paura. Io, invece, non ci riesco. Ogni volta mi assale un ansia incredibile.

L’idea di non poter vedere in faccia la persona con cui devo parlare mi provoca un grande disagio. Se è qualcuno che già conosco bene, nessun problema. Forse perché in quel caso riesco ad immaginarmi le sue espressioni.

Pensandoci bene, quando mi tocca parlare faccia a faccia con qualcuno che non conosco, non ho particolari problemi. Anzi, ultimamente me la cavo davvero bene, rispetto ad alcuni anni fa quando ero timidissima.

Oggi avrei dovuto fare una telefonata per fissare un appuntamento per andare a vedere un appartamento fra due settimane, ma non ce l’ho fatta. In più, dovrei parlare in francese e questo non fa che peggiorare le cose, nonostante io il francese lo parli benino. Ma all’ansia di non vedere l’altra persona, qua si aggiunge anche la paura di non essere capita o di non capire.

Ma visto che non posso evitare per sempre questa telefonata, mi sono decisa che domani devo assolutamente farcela. Di conseguenza ho provato a ragionare un po’ su questa mia fobia, su quali potrebbero essere le cause. E ho pensato che una buona seduta di scrittura terapeutica qui sul blog, perché a volte quando mi metto a scrivere riesco a canalizzare pensieri che si erano annidiati in qualche cassetto polveroso della mia mente. Ma non divaghiamo.

Come ho già detto, credo che il mio più grande punto di sconforto sia quello di non poter vedere l’altra persona. Perché? Forse il vero motivo sta nel mio innato (e qui mi pavoneggio un po’) talento nella lettura del non verbale. Non ci ho mai prestato molta attenzione, ma credo che solitamente riesco a capire il tipo di persona che mi sta di fronte solo guardando i suoi movimenti, anche quelli più impercettibili. O forse no; in realtà non li ossevo. Non serve che mi concentri sul loro non verbale. Lo percepisco e basta. Di conseguenza, in una telefonata mi manca questo aspetto, che per me è davvero essenziale.

Cercando qualche informazione in rete, ho scoperto che questa paura può derivare da un episodio vissuto in precedenza, come ad esempio il fatto di aver ricevuto una brutta notizia al telefono. Da quanto mi ricordo, questo non è il mio caso. Ma vagando nella mia memoria mi sono rammentata di un fatto accaduto molti anni fa. Ero ancora alle elementari, e una mia amica mi aveva invitata a giocare a casa sua. Di punto in bianco, le era venuta la geniale idea di mettersi a fare scherzi telefonici, giacché sua mamma era dovuta uscire un istante. Aveva composto un numero a caso, detto qualche stupidaggine al povero malcapitato, e riattaccato. Se la memoria non mi inganna, aveva anche provato a convincermi nel seguire le sue orme e a fare lo stesso, ma io mi ero rifiutata. Non so se per buon senso o se avessi già quella stupida fobia. Ma forse un po’ ha influenzato anche questo. O comunque può aver giocato un ruolo importante nella mia ostentazione nel rispondere a numeri anonimi o sconosciuti.

Forse non saprò mai di preciso a cosa è dovuta questa insopportabile fobia che si presenta ogni volta che sono costretta a fare una telefonata a sconosciuti. Ma devo trovare il modo di superarla. Forse provando ad immaginarmi la persona con la quale sto parlando. Forse semplicemente convincendomi che si trattadavvero di una persona in carne ed ossa, proprio come me.

Probabilmente domani quando farò la chiamata, resterò un quarto d’ora a fissare il telefono, con il numero già composto, prima di trovare il coraggio di premere il pulsante verde. Mi suderanno le mani e avrò il cuore a mille, come sempre. Ma devo riuscirci assolutamente.

Se non altro, oggi ho anche scoperto di non essere la sola ad avere questo problema. Leggete QUI, se vi interessa. Devo dire che questo mi consola, almeno un pochino.

Il bello del viaggiare

Non ci si rende conto quanto sia bello viaggiare, finché non si torna a casa e si posa la testa sul vecchio, caro, cuscino.

Lin Yutang

Vi lascio con questa citazione che mi sono ritrovata tra le mails di oggi e che mi ha fatto sorridere. Personalmente, credo che, nonostante anche il cuscino abbia di sicuro una bella parte del tornare a casa dopo un viaggio, una delle sensazioni migliori è quella di ritornare ad usare il proprio bagno…

Scoperte canore sul Tubo – Madilyn Bailey

Se c’è una cosa di me che forse non vi ho ancora detto, è che mi piace girovagare su youtube. In particolare, mi sento realizzata ogni volta che scopro un nuovo talento.

Ci sono tante ridicolezze, sul Tubo, partendo dai soliti video di ragazzine idiote che si credono chissà chi con una maschera di trucco da 4 kg sulla faccia. Ma da un po’ di tempo ormai è diventato anche una piattaforma di lancio per cantanti e musicisti che cercano di farsi conoscere nell’immenso mondo dello spettacolo. Alcuni fortunati – perché, ammettiamolo, in un network così ampio come youtube, oltre al talento ci vuole anche molta fortuna – sono riusciti a farsi scoprire dalla persona giusta e a fare carriera. Ce ne sono ancora molti e molti altri che però, nonostante forse se lo meriterebbero anche di più, non sono ancora riusciti ad avere il pubblico o il successo meritato.

Ho quindi pensato che, partendo proprio da oggi, il giovedì sarà dedicato a una nuova rivelazione del Tubo. O ad una vecchia rivelazione…

Ma bando alle ciance e passiamo alla prima protagonista delle mie scoperte canore sul Tubo.

Madilyn Bailey
Ho scoperto questa ragazza solo qualche settimana fa, finendo per caso sulla sua cover di Safe and Sound di Taylor Swift (canzone che tra l’altro sta andando molto di moda tra gli artisti di youtube). Dal momento in cui ha aperto bocca mi sono lasciata trascinare dal caldo e piacevole suono della sua voce, forse anche perché mi aspettavo qualcosa di totalmente diverso. Sono subito andata a curiosare altre sue cover e devo dire che nessuna di esse mi ha delusa. Ha un modo tutto suo di interpretare ciò che canta, facendo diventare un po’ suo ogni brano.

Altri video da non perdersi:

Somebody That I Used To Know – Gotye (cover by Jake Coco and Madilyn Bailey)

I Won’t Give Up – Jason Mraz (cover by Madilyn Bailey)

My Immortal – Evanescence (cover by Madilyn Bailey and Jake Coco)

Appunti di Pasqua

Visto che oggi sono afflitta da una vena di pura pigrizia (e per questo intendo riporre la colpa sui cambiamenti climatici ai quali sono molto sensibile) ho deciso di risparmiarvi il romanzo sulle mie avventure pasqualesche e servirvi solo alcuni piccoli appunti su come ho passato questo bellissimo e lungo week end.

Scala 40
Incredibile ma vero, ho imparato a giocare a scala 40! E vado fiera soprattutto delle mie prime due partite, dove la fortuna del principiante mi ha aiutata a vincere gloriosamente. Oh yeah!

Tanto tanto cioccolato
Beh, questo dato è scondato. Ma visto che il cioccolato è sicuramente nella mia Top 5 in quanto a droghe, ho approfittato dell’ingente quantità di codesta prelibatezza per farmi una bella scorpacciata

Star Wars
Col Moroso ci eravamo prefissati un po’ di tempo fa di farci dei week end maratona, e direi che stanno andando bene! Qualche settimana fa ci siamo guardati tutta la triologia de Il Signore degli Anelli in un giorno. Questa volta invece ci siamo dati a Star Wars. Il primo domenica sera, e i quattro seguenti ieri durante tutta la giornata. Ci manca ancora l’ultimo, ma lo guarderemo al più presto.

Sigarette
Non sono una fumatrice. Non lo sono mai stata e suppongo che mai lo sarò. Ma posso ora affermare che ho rollato la mia prima sigaretta, questo week end. Va bene, lo ammetto. Non è uscita esattamente alla perfezione. Anzi, era piuttosto deformata, nonostante il tempo e la dedizione che c’ho messo nel prepararla. Ma che vi devo dire, ne sono comunque orgogliosa!

E voi? Come avete passato questo week end di festa?

L’imbarazzo del non far niente

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La gente si lamenta sempre che ha troppo da fare. Di quanto non veda l’ora delle vacanze. Di quanto non ha neanche un attimo di pausa per sdraiarsi sul divano a guardare un bel film. E via dicendo.

Ma, ve lo posso assicurare, l’esatto opposto non è piacevole come può sembrare. Anzi, per me è anche peggio.

E come se non bastasse in sè la noia del non far niente, sembra che la gente si diverta a chiedermi sempre la stessa cosa: “E adesso cosa fai nella vita?”. Lo so, non è una domanda strana, ma ho l’impressione che più mi imbarazzi e mi infastidisca rispondere, e più la gente me la faccia. Dico davvero, mi è capitato che tre persone mi abbiano fatto la stessa domanda nell’arco di tre minuti; non facevo in tempo a spiegare a uno la situazione, che si intrometteva anche l’altro pretendendo che ricominciassi da capo.

Ed è frustrante. Molto frustrante.

Non mi va di ripetere tutta la tiritera anche qua, quindi semplificherò le cose. Sarei dovuta andare in Canada per tutto l’anno ma, per vari motivi (che di solito richiedono molti minuti di spiegazioni), non sono potuta andare. Quando ho cambiato i piani le varie università avevano già cominciato i corsi e non ho trovato un lavoro (a parte qualcosina durante l’inverno, ma solo nelle vacanze e nei week end). Poi, con anche la sfortuna del polso rotto, sono dovuta restare per forza ferma e sono tutt’ora in questa situazione.

Cerco di tenermi occupata aiutando un po’ di qua e un po’ di là. Ma non ne posso davvero più. La noia mi sta devastando.

A settembre comincerò l’università e almeno avrò da fare (strano ma vero, ho addirittura voglia di rimettermi a studiare, chi l’avrebbe mai detto). Ma manca ancora tanto troppo tempo, e io ho davvero bisogno di fare. Qualcosa. Qualunque cosa.

Non posso fare a meno di sentirmi una scansafatiche, e la cosa non mi piace per niente. Non lo sono mai stata, e il dover esserlo per forza mi sta mandando a pezzi. Cerco di non darlo troppo a vedere, ma questa situazione mi innervosisce davvero molto.

Non ne posso piuuuuuu!!!